Spesa Bio? Ma anche no!

La mia vita da massaia curiosa va avanti, prosegue imperterrita alla ricerca dei prossimi piccoli o grandi problemi quotidiani da poter affrontare grazie anche al vostro preziosissimo aiuto.
L’altro giorno ero a zonzo con la mia amica M, stavamo andando alla ricerca di quelle goccette da mettere al suo povero cagnolino pulcioso. Andiamo così al negozio dedicato ai notri amatissimi animali da compagnia che c’è vicino alla mia dimora, uscendo vedo che a fianco c’è un supermercato bio, uno di quei supermercati all’apparenza normali ma che vendono solo ed esclusivamente prodotti naturali, controllati, biologici e via discorrendo. L’ho sempre visto passando ma mai mi ero deciso di entrare, forse intimorito dalla parola “biologico” che campeggia sul tetto dello stabile o forse per la mia solita e innata pigrizia, non lo so. Chiedo ad M. se ha voglia di entrare e così varchiamo la soglia.
Porte automatiche come nei normali supermercati ma dentro l’atmosfera invece di essere fredda e asettica è calda e accogliente con colori dal giallo all’ocra al verde-agricoltura-bio. Penso positivo nel vedere questo assemblaggio di colori che ti fanno venire in mente le vecchie botteghe dove mia nonna era solita fare la spesa giornalmente, vedi “Pino” per esempio oppure “l’Andreina” o “Guerrino il gobbetto” o ancora “la Laura e la Nadia”. La prima impressione è stata questa anche se le dimensioni sono differenti e non si parla di piccoli spazi ma di ambienti medio grandi. Tutto bello dicevo, poi però mi addentro tra gli scaffali e cerco di capire cosa contengono quelle confezioni dal packaging così diverso dal solito e così leggo gallette di riso, gallette di mais, gallette di qualche altra cosa, pasta di farro, di kamut, integrale, senza glutine. Fette biscottate ai cereali, farro soffiato, orzo soffiato, il banalissimo riso soffiato… una miriade di prodotti mai visti prima e di cui ignoravo l’esistenza. M ad un certo punto richiede la mia attenzione, ci troviamo nello scaffale “pasta” e mi indica uno scaffale, pasta al kamut, mezze penne per la precisione. Mi dice poi: guarda il prezzo!!!
TRE-EURO-E-CINQUANTA-CENTESIMI
Ma stiamo scherzando? Va bene fare i fighi con il biologico, va bene che sono coltivazioni controllate, sane eccetera eccetera ma credo che sia veramente un insulto dover pagare un pacco di pasta così tanto manco fosse fatta con una speciale farina ottenuta tritanto gli innumerevoli gioiellini che papi, si dice, sia solito regalare a destra e a manca. Manco fosse trafilata a mano dal papa in persona. 3.50 mi sembra troppo.
Quindi che fare? Uscire dalla corsia “uscita senza acquisti” facendo la figura del classico curiosone impiccione che ha frequentato l’accademia Jessica Flatcher oppure cercare un buon prodotto, uno, da prendere, pagare tantissimo, portare a casa e magari degustare con moltissima calma onde evitare che il rapporto costo e beneficio si impenni tendendo a meno infinito?
Optiamo per la seconda ipotesi, non vogliamo essere etichettati come dei ficcanaso qualunque che non si sa mai che tra qualche mese non ci venga la fissa, un po’ radical, di sfamarci solo con prodotti bio. Mai dire mai nella vita e allora via alla ricerca di un prodotto giusto, veramente equo. Pasta no, biscotti no, formaggi non ne parliamo, affettati manco a pensarci ti chiedono un mutuo per un etto soltanto… yogurt! Eccolo il nostro prodotto amico che ci garantisce la via di fuga con gusto. 3.60 un barattolone che di sicuro mi durerà una settimana, ci può stare, via alla cassa!
In coda per pagare vediamo una coppietta con un carrello pieno di cose, per prima cosa penso a quanto siano o non siano viziati poi però mi accorgo di cosa hanno preso. Tuti prodotti per chi non può mangiare il grano. Accidenti a questo non ci avevo pensato, ai celiaci. Pagano e spendono 136.00 euro e mi viene da piangere per loro perchè in un supermercato normale, lo dico facendo una stima puramente approssimativa, comprando cose simili avrebbero speso di sicuro 50.00 euro in meno, come minimo.
Lo yogurt è buono e su questo non ci piove, devo ancora capire il perchè di queste cifre da nababbi. Mi sfugge il perchè. Son fatto così!
This entry was posted on Wednesday, July 1st, 2009 at 12:01 pm and is filed under Perchè mai?. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.











Carlo Reggiani July 1st, 2009 at 10:15 pm
Premetto che sono perfettamente d’accordo con l’assurdita’ di pagare 3.5 euro un pacco di pasta che e’ possibile acquistare a 2.25 (pasta la farro) o 0.87 (tutta l’altra pasta, semintegrale e integrale compresa), ovviamente biologica italiana etc etc.
Consiglio di entrare in contatto con i GAS, i Gruppi di Acquisto Solidale. qui vicino a casa, nel veronese, se ne e’ formato uno giusto un anno fa e da allora la mia famiglia si fornisce di frutta, verdura, pasta, riso, olio, carne (poca!), formaggio, farine, birra, detersivi… stiamo anche conoscendo produttori di scarpe e vestiti.
Al supermercato ci andiamo ancora… una volta al mese per qualche emergenza!
L’acqua la fornisce il sindaco(!), per riempire il sacchetto della raccolta plastica ci impiego anche 3 settimane e il secco e’ limitato a un sacchetto piccolo ogni 2 settimane.
Facciamo una vita normale, siamo persone normali, abbiamo solo provato con piacere un modo diverso di decidere come spendere i nostri soldi (meno di prima!) per i beni di prima necessita’.
Ve lo consiglio.
Carlo
PS: sono sempre stato scettico rispetto al cibo biologico. E’ davvero piu’ buono!